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NTA 23

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2.3. Disciplina delle distanze

2.3.1. Distanze delle costruzioni dai confini con proprietà di terzi (Dc)

Per distanza delle costruzioni dal confine con proprietà di terzi finitime, si intende la distanza topografica misurata come lunghezza del segmento rettilineo che congiunge la proiezione ortogonale sul piano orizzontale del terreno delle delimitazioni perimetrali esterne del manufatto edilizio (con la sola esclusione di sporti aggettanti aperti aventi profondità inferiori a metri 1,80) e la linea di confine. Negli interventi di nuova costruzione, la distanza minima non può essere inferiore a metri 5,00. Nel caso in cui tale distanza sia inferiore a metà dell’altezza della costruzione, la distanza minima deve essere incrementata fino a raggiungere tale misura. In caso di sopraelevazioni di edifici esistenti, fatte salve le distanze minime tra gli edifici e fatte salve le specifiche disposizioni in materia di ostacoli all’illuminazione prescritte dal vigente Regolamento Locale d’Igiene, è ammesso il mantenimento delle distanze esistenti.

Distanze minori, in ogni caso non inferiori a metri 3,00, sono consentite in caso di:

  • seminterrati aventi quota dell’estradosso della soletta di copertura inferiore a m. 1,40;

edifici facenti parte di piani attuativi quando specificatamente ammesso dalla normativa del piano attuativo stesso;

  • accordo fra i proprietari, debitamente dimostrato con assenso della proprietà asservita mediante atto trascritto ai Pubblici Registri Immobiliari;
  • edifici, impianti e strutture, pubblici o di interesse pubblico.

E’ ammessa l’edificazione in fregio al confine, in caso di:

  • edifici facenti parte di piani attuativi quando specificatamente ammesso dalla normativa piano attuativo stesso;
  • costruzioni in aderenza a muri nudi di fabbricati esistenti;
  • manufatti accessori e pertinenze aventi altezza massima, misurata all’estradosso della copertura, inferiore a metri 2,50.
  • accordo fra i proprietari, debitamente dimostrato con assenso delle proprietà mediante atto trascritto ai Pubblici Registri Immobiliari;
  • edifici, impianti e strutture, pubblici o di interesse pubblico.

2.3.2. Distanze delle costruzioni dagli spazi pubblici (Dp)

Per distanza delle costruzioni dal confine con spazi pubblici o assoggettati all’uso pubblico, si intende la distanza topografica misurata come lunghezza del segmento rettilineo che congiunge la proiezione ortogonale sul piano orizzontale del terreno delle delimitazioni perimetrali esterne del manufatto edilizio (con l’esclusione di sporti aggettanti aperti aventi profondità inferiori a m. 1,80) e la linea di confine.

Ferme restando le disposizioni dettate in materia dal regolamento di esecuzione e attuazione del Nuovo Codice della Strada, negli interventi di nuova costruzione, la distanza minima dal confine stradale non può essere inferiore a:

  • m. 5 per strade aventi carreggiata di larghezza inferiore a m. 7;
  • m. 7 per strade aventi carreggiata di larghezza compresa tra m. 7 e m. 15;
  • m. 10 per strade aventi carreggiata di larghezza superiore a m. 15.

Negli interventi di nuova costruzione, la distanza minima dal confine con altri spazi pubblici o assoggetti all’uso pubblico, non può essere inferiore a m. 5.

In caso di sopraelevazioni di edifici esistenti, fatte salve le distanze minime tra gli edifici e qualora non ostino esigenze di sicurezza del traffico, è ammesso il mantenimento delle distanze in atto.

Distanze minori sono consentite in caso di edifici facenti parte di piani attuativi, quando specificatamente ammesso dalla normativa del piano attuativo stesso.

2.3.3. Distanze tra costruzioni (De)

Per distanza fra le pareti di costruzioni finitime, si intende la distanza topografica misurata come lunghezza del segmento rettilineo che congiunge la proiezione ortogonale sul piano orizzontale del terreno delle delimitazioni perimetrali esterne dei manufatti edilizi (con la sola esclusione di sporti aggettanti aperti aventi profondità inferiori a m. 1,80) antistanti.

Nel caso di nuova edificazione, la distanza minima tra pareti finestrate e pareti di costruzioni antistanti non deve essere inferiore a m. 10. Nel caso in cui tale distanza sia inferiore all’altezza della costruzione più alta, la distanza minima deve essere incrementata fino a raggiungere la misura corrispondente all’altezza stessa.

Sono ammesse distanze minori per gruppi di edifici facenti parte di piani attuativi; in tale caso, comunque, la distanza deve essere tale che la proiezione parallela delle pareti degli edifici antistanti, non interessi superfici finestrate.

La distanza fra pareti non finestrate di costruzioni antistanti, se non sono unite o aderenti, non deve essere inferiore a m. 3.

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